"E così il combattimento della fine del mondo è terminato
in un modo diverso da quello che avevo visto in sogno
alcuni sono morti ciascuno seguendo le proprie convinzioni
e facendosi carico del destino degli altri sulle proprie spalle
ma i loro desideri continuano a vivere nel cuore di chi è rimasto
e la loro leggenda verrà tramandata per sempre
alla fine non esisteva un solo futuro
e d'ora in poi esisteranno molti futuri
tanti quanti sono i desideri degli esseri umani"
E' brutto vedere qualcuno che si batte tanto ardentemente per raggiungere un obiettivo e poi, una volta raggiunto, sembra quasi non sapere cosa farne. O meglio: saprebbe perfettamente cosa farne, se davanti avesse ciò che si aspettava di trovare.
Una volta ho letto una frase che doveva suonare più o meno come "stai attento ai tuoi desideri, corri il rischio che si realizzino". Come a dire: a volte la prima causa dei nostri mali è proprio il desiderare qualcosa che in realtà ci danneggerà piuttosto che soddisfarci e renderci felici. Come trovare le risposte a domande sbagliate. Quante volte ho desiderato qualcosa che ancora non l'avevo fatta mia e già non mi emozionava più. E non è perché sono incontentabile o perché cambio costantemente obiettivo, è proprio perché a volte ci convinciamo di aver bisogno di qualcosa che invece, in fondo, non ci appartiene ora e non ci apparterrà mai. D'altronde è il principio di tutti quegli oggetti di tendenza, che da un giorno all'altro senti dire che "vanno di moda". Le pubblicità cercano di convincerci di quali sono i nostri bisogni, cercano di spronarci all'acquisto spropositato di oggetti senza i quali finora abbiamo vissuto più che serenamente e senza i quali potremmo comunque continuare a vivere più che serenamente per il resto della vita. A volte invece non serve la pubblicità, né alcun oggetto. A volte ci guardiamo dentro, ma siccome in fondo ci conosciamo sempre troppo poco crediamo di vedere qualcosa in noi che ci parla di desideri, che ci porta a pensare assiduamente o qualcosa o qualcuno, che ci incastra in meccanismi perversi dai quali non sembra più possibile uscire. La seduzione, il potere, l'inganno, la perdizione. Se fosse possibile vendere davvero l'anima al diavolo in cambio di ciò che desideriamo nessuno più ne avrebbe una, perché almeno una volta nella vita è capitato a chiunque di non riuscire a resistere ad un desiderio incontrollabile, morboso, assoluto.
Così eccomi davanti a qualcuno che questo desiderio l'ha inseguito, cercato, curato, forgiato giorno dopo giorno, e c'è riuscito: l'ha realizzato. Beato lui, forse. Ma ciò che mi lascia perplesso è che nonostante questo - vedi i casi della vita - mi sento più felice io che il mio, di desiderio, per fortuna non sono riuscito a relizzarlo.
Vedi a volte i casi della vita. Bisogna stare attenti a ciò che si desidera. Molto attenti. Potrebbe realizzarsi.
Così non si smette mai di imparare. Lascio che la musica accompagni i miei pensieri mentre cambio idea ancora mille volte prima di puntare i piedi in terra. Siamo così fragili. Un uomo che riesce a sostenere con le braccia un peso pari a quello del proprio corpo ma non riesce a sostenere il peso dei propri sentimenti.
Non è tanto una questione di "giusto" e "sbagliato", oramai è solo una questione di essere obiettivi. Allo scopo di essere felici. Purtroppo sono sempre il peggior consigliere di me stesso. Sono il picchio di legno a molla che picchia infinite volte con il becco in terra finché il becco non si spezza. Credo di aver scoperto che solo così sono capace di reagire, almeno per ora; solo quando sento di aver sbattuto così forte, così ripetutamente forte il muso contro la realtà delle cose allora arriva per me la possibilità di tirare un grosso sospiro e scrollarmi di dosso quanto di male mi ci è rimasto, addosso. Probabilmente per la prima volta nella mia vita mi sono messo in discussione davvero, come se ogni esperienze accumulata fin qui non fosse servita a niente. La maturità del cuore resta distinta da quella della testa. E se su quest'ultimo piano puramente teorico posso ancora permettermi di dire la mia, sul piano pratico - allucinante - sono proprio uno qualsiasi.
No, non mi sto buttando giù, è che devo crescere. A volte nella vita ho detto e mi sono sentito dire "non cambiare", ed è un pensiero bellissimo ma non è realizzabile. In eterno mutamento, il nostro essere si ciba prima di tutto di cambiamento. Costanti, più o meno forti, ma costanti. Io devo cambiare, perché qui dove sono ora vedo solo deserto intorno, un deserto che mi sta risucchiando come un'immensa distesa di sabbie mobili che divorano qualsiasi cosa - sogni, entusiasmi, euforia, gioia, serenità, futuro. La stessa voglia di vivere sta scemando verso una totale incoscienza dell'essere.
E allora basta così. E' vero che fino adesso non ho fatto niente per cambiare. Ora è un buon momento per cominciare.
Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e la vita risponde. Mi comporto come se la vita avesse già risposto. Voglio tornare a pensare che non sia così.
IL SILENZIO E LA LUCE
Ascolta questo silenzio
di fango e di canne sottili
di acque che battono le grondaie
ma che cosa sarà delle acque
cosa sarà di noi
ascolta questo silenzio
di neve che cade dagli occhi
lo so che hai pensato anche al pianto
ma che cosa sarà della neve, cosa sarà di noi
E adesso sogna, sogna ancora
che chi sogna non dorme quasi mai
e adesso sogna, sogna amore
che chi sogna non muore quasi mai
perché la morte esiste
ma è solo un piccolo destino
perché poi c'è l'amore, l'amore
a volte lontano
a volte troppo vicino
Ci sono più fuochi che stelle
in questa notte di spire di fumo
lo sai ti ho creduta nel fuoco
ma che cosa sarà della notte, cosa sarà di noi
è una luce benigna di grano
luce d'immensa povertà
polvere di chi la sa sopportare
ma che cosa sarà della luce, cosa sarà di noi
E adesso sogna, sogna ancora
che chi sogna non dorme quasi mai
e adesso sogna, sogna amore
che chi sogna non muore quasi mai
perché la morte esiste
ma è solo un piccolo destino
perché poi c'è l'amore, l'amore
a volte lontano
a volte troppo vicino
(Cristiano De Andre' - "Il silenzio e la luce")
E allora respiri più forte fino a farti scoppiare l'aria dei polmoni, come se fossi uno che la vita l'ha disprezzata sempre, e invece non è così anche se non riesci più a dimostrarlo nemmeno a te stesso; e allora cambia tutto ma in realtà non cambia niente, sei solo cambiato tu e resti inerme come non fosse colpa tua, come se subire senza cercare di far niente per reagire fosse un alibi, come se non avere più forza di remore contro questa corrente fiume di sangue sia il modo migliore di morire, sia come trovare la giusta pace per ogni mio fremito di vita. E' vero, appassisco. Dio mio, quanto è triste tutto questo.
Forse non hai il coraggio di ammetterlo con me, o forse come dici sempre tu "non passi molto tempo a pensare alle cose", e quindi ti manca di soffermarti a ragionare sugli eventi e sulle emozioni di cui probabilmente non ricordi nemmeno più il nome, ma sono certo che nel profondo del tuo cuore tu credi che quanto di "brutto" e sconveniente stia succedendo nella tua vita da un po' di tempo sia causa mia, sia in qualche modo da imputare a me.
Credimi: se avessi questo potere, questo ascendente sulla tua vita non starei qui a vomitare sangue e sentenze, ad accartocciare il cuore dentro improbabili emozioni a perdere, ma acchiapperei ogni raggio di sole che si affaccia dalle nuvole sopra di noi perché ogni giornata possa iniziare con un sorriso, uno di quelli con tante "o".
La verità è che ciò che deve accadere accade indipendentemente dalla nostra opinione, dai nostri bisogni, sogni, aspettative, desideri, paure. La vita fa la sua stradae noi ci camminiamo sopra, e anche se a volte siamo padroni di correre o rallentare, di fare delle deviazioni e tornare nel mezzo del sentiero, c'è che non usciamo mai veramente dalla via, abbiamo solo scoperto quanto margine ci lascia la vita per le nostre illusioni.
Così le cose accadono e spesso, quando sei fortunato, finiscono.
Così le cose accadono ma spesso, se non sei fortunato o forse è quanto ti meriti, non finiscono e sembra che non debbano finire mai.
"Il nostro errore più grave è quello di cercare di destare in ciascuno proprio quelle qualità che non possiede, trascurando di coltivare quelle che ha."
(Marguerite Yourcenar)
A volte cerchiamo noi stessi negli altri, e cerchiamo di cambiare loro perché non riusciamo a cambiare noi. Abbiamo bisogno di determinate qualità e le cerchiamo fuori da noi perché dentro non riusciamo a trovarle, o a viverle come vorremmo. Se cercare altre qualità in una persona è in fondo qualcosa di così normale (e lo è, a ben pensarci) significa che il processo psicologico che ci porta a comportarci in questo modo è significativo per quanto ci riguarda, è un po' il risultato di intimi processi interiori che spesso non conosciamo, a cui non diamo peso, ma che poi ci portano a cercare qualcosa che ci manca in persone che non siamo noi. Di solito non funziona mai. Ci vuole più coraggio ad affrontare le proprio lacune, carenze, paure, insicurezze che a cercare di riempire il proprio vuoto con sensazioni forti, in maniera artificiosa, estrema. Coltiviamo le nostre qualità... sarà una bella annata, questa, per le qualità migliori che sembro possedere?